Causa pessime previsioni meteo la festa di redde di Sabato 9 Settembre è annullata. Vi aspettiamo la prossima edizione. Redde vive!!!!

La torre di Redde

Nascosta dagli alberi del bosco tra Vaglio e Tesserete, si erge la torre di Redde. Il monumento, fulcro di un antico villaggio abbandonato, è stato riesaminato di recente. In questomodo è stato possibile comprendere la sua graduale trasformazione nel tempo. In particolare, la fase medievale appare oggi tanto chiara da offrirespunto per le ricostruzioni grafiche proposte in queste pagine.

La torre, citata per la prima volta nel 1310, quando divenne feudo dei potenti Rusca di Como, era stata costruita attorno alla metà del secolo precedente. I massi angolari della torre, decorati condei cuscinetti (detti bugnati), sono tipici del periodo. Esempi simili si trovano nei castelli ticinesi almeno in due altri casi ben accertati ad Ascona (il castello di San Michele e il castello dei Ghiriglioni). Edificata in un’unica fase, la torre possedeva in origine una sola entrata, a sud, all’altezza del secondo piano. Sappiamo con certezza che le rimanenti tre entrate oggi visibili sono successive. L’ingresso rialzato originale a sud è tipico delle torri medievali e rappresenta un semplice ma valido espediente per difendersi da eventuali aggressori.
L’accesso, come proposto nell’illustrazione, era assicurato da una scala ripida e da un piccolo ballatoio. Una tettoia coperta con assi o scandole completava l’insieme.Della tettoia rimangono sul lato sud i tre alloggiamenti sporgenti in alto, mentre il ballatoio era sorretto dalle travi che fuoriuscivano dai due grossi buchi sotto la soglia.
La torre possedeva quattro piani. Il secondo, con il suo portone d’accesso a due ante, è il più ricco di dettagli: evidenti sono le due finestre, a est e ovest, mentre il lavandino (con sfogo a ovest) e la sua nicchia sono visibili solo dall’interno. Doveva trattarsi del locale residenziale. Qui si cucinava, si cuciva, si rideva, si mangiava. E, in particolare, si accoglievano ospiti e postulanti. Non a caso è il locale con il soffitto più alto. Probabilmente questo locale era intonacato e adorno di arazzi e affreschi. Per l’utilizzo degli altri piani si possono fare solo ipotesi, ma gli esempi di altri castelli lasciano supporre che al pianterreno vi fosse la cantina, senza aperture e fresca, forse leggermente interrata. Il primo piano è caratterizzato da una profonda feritoia e vi alloggiavano due o tre domestici e il loro mobilio: pagliericci, cassapanche, sgabelli e poco altro. Il terzo piano, chiuso da un tetto a due falde coperto in origine con piode, aveva una duplice funzione. Con le sue feritoie poteva, in caso di bisogno, fungere da piattaforma difensiva. O almeno intimidire, dato che gli angoli di tiro appaiono molto sfavorevoli per i difensori. Tuttavia, nel ben più frequente tempo di pace, dobbiamo immaginarlo come il locale privato della famiglia nobile, caratterizzato in particolare da un ampio letto comune e da un mobilio più ricco e decorato.

Testo: Stefan Lehmann
Disegni: Marco Balmelli (quod principi placet, sezione de La Spada nella Rocca, Bellinzona)